Lo studio, pubblicato su Nature Communications, ricostruisce l’intensità delle antiche tempeste nel Mare di Ross, contribuendo a comprendere meglio la variabilità climatica dell’area antartica nel passato. Alla ricerca hanno partecipato Carlo Baroni e Maria Cristina Salvatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa, insieme a ricercatori della Northwest University, del Polar Research Institute of China, della Chinese Academy of Sciences e della Wuhan University.
Le coste di Inexpressible Island, nella Terra Vittoria, conservano un archivio naturale delle grandi tempeste che hanno interessato questo settore del Mare di Ross durante la deglaciazione successiva all’Ultimo Massimo Glaciale. I ricercatori hanno analizzato cordoni di spiagge emerse oloceniche, integrando rilevamenti geomorfologici, date 14C di colonie relitte di pinguini ed età di esposizione superficiale dei grandi massi che caratterizzano questi depositi, al fine di ottenere una modellazione idrodinamica dei depositi costieri. Questo approccio multidisciplinare ha permesso di ricostruire quantitativamente la variazione dell’energia delle onde nel corso degli ultimi 8000 anni.
I risultati mostrano che tra circa 8.000 e 5.000 anni fa le tempeste ordinarie potevano generare onde significative fino a 3 metri, mentre gli eventi più estremi generavano onde sino a 9 metri, mobilizzando massi di dimensioni metriche e contribuendo alla formazione dei cordoni di spiaggia che caratterizzano l’isola. Le altezze delle onde nel passato erano superiori agli eventi estremi che si osservano attualmente, mostrando che, durante l’Olocene antico e medio, il Mare di Ross poteva essere interessato da condizioni di moto ondoso particolarmente intenso. A determinare queste condizioni contribuiva innanzitutto la minore estensione e persistenza del ghiaccio marino, che favoriva condizioni di mare aperto più estese. Lo studio indica, inoltre, che l’intensità delle tempeste non dipendeva soltanto dalle condizioni locali, ma era sensibile alla variabilità climatica e a diverse interazioni tra circolazione oceanica e atmosferica a livello globale. Le principali fasi di maggiore attività delle tempeste, intorno a 7.500, 6.500 e 6.000 anni fa, sono riconducibili a periodi di maggiore attività dell’ENSO (El Niño–Southern Oscillation). Gli autori suggeriscono che gli episodi di El Niño possano aver modificato la circolazione atmosferica e spostato verso sud le traiettorie delle pertubazioni, contribuendo ad aumentare l’energia delle onde lungo le coste del Mare di Ross.
Lo studio permette anche di meglio dettagliare la ricostruzione delle variazioni del livello relativo del mare dopo la deglaciazione e confrontare i nuovi dati con i principali modelli di risposta glacio-isostatica delle aree costiere (GIA), fornendo risultati coerenti con una rapida deglaciazione del settore occidentale del Mare di Ross a partire da circa 8000 anni fa.
Comprendere come questi eventi siano stati guidati dalle condizioni climatiche del passato permette di avere un termine di confronto per valutare la possibile evoluzione delle coste antartiche in un contesto di riscaldamento globale e di progressiva riduzione del ghiaccio marino.
Lo studio, dal titolo Early-mid Holocene Ross Sea extreme wave heights reflect sea ice retreat and ocean-atmosphere interactions, è stato pubblicato su Nature Communications.
Autori: Shuo Wang, Ninglian Wang, Yuzhu Zhang, Carlo Baroni, Maria Cristina Salvatore, Bo Sun, Zhiheng Du, Xi Ding e Yan Zhu.
Link al lavoro: https://www.nature.com/articles/s41467-026-76311-y

Berma con massi arrotondati lungo la costa di Inexpressible Island (Terra Vittoria); sullo sfondo la penisola di Cape Russell. Foto c.baroni@pnra

Foto 2: Spiagge emerse oloceniche a grandi massi nel settore meridionale di Inexpressible Island; in corrispondenza della persona al centro della foto una colonia relitta
di pinguini di Adelia di ca. 6000 anni fa. Foto c.baroni@pnra
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, ricostruisce l’intensità delle antiche tempeste nel Mare di Ross, contribuendo a comprendere meglio la variabilità climatica dell’area antartica nel passato. Alla ricerca hanno partecipato Carlo Baroni e Maria Cristina Salvatore del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa.