La foto della settimana: paleontologia d’emergenza e cavità carsiche

FDS_Pandolfi_Grotta_ICONA.jpgTra Media Valle del Serchio e Garfagnana, grotte e depositi carsici custodiscono preziose testimonianze della megafauna pleistocenica. Le attività di recupero paleontologico documentano resti fossili e depositi sedimentari minacciati dal rimaneggiamento naturale, integrando scavo, osservazione stratigrafica e rilievo fotogrammetrico 3D

La fotografia documenta una fase delle attività di recupero paleontologico condotte in un deposito carsico della Toscana nord-occidentale, nell’area compresa tra la Media Valle del Serchio e la Garfagnana. In questi contesti, le cavità naturali rappresentano archivi di grande importanza per lo studio delle faune quaternarie, poiché possono conservare resti di vertebrati fossili inglobati in sedimenti argillosi, ghiaiosi o rimaneggiati.
L’immagine mostra il recupero di un cranio di orso delle caverne (Ursus spelaeus), in un ambiente privo di illuminazione naturale e caratterizzato da spazi operativi molto ristretti. In sistemi carsici attivi, l’azione dell’acqua e il continuo rimaneggiamento del sedimento possono alterare rapidamente la disposizione originaria dei reperti e compromettere le informazioni stratigrafiche e spaziali ad essi associate. Per questo motivo, l’intervento assume il carattere di una vera e propria paleontologia d’urgenza.
Il recupero dei fossili non consiste soltanto nell’estrazione dei reperti, ma comprende anche la documentazione accurata del loro contesto, fra cui posizione, rapporti stratigrafici, caratteristiche del sedimento e relazioni con gli altri elementi del deposito. Alle tradizionali osservazioni stratigrafiche vengono quindi affiancate tecniche di rilievo fotogrammetrico ravvicinato, che consentono di produrre modelli 3D del deposito e dei principali elementi fossili, preservando digitalmente informazioni fondamentali per successive analisi.
Queste attività permettono di trasformare un intervento di recupero in un’indagine scientifica completa, utile per ricostruire la composizione delle faune pleistoceniche, i processi di accumulo e conservazione dei resti e, più in generale, l’evoluzione degli ambienti carsici dell’Appennino settentrionale.
Le attività rientrano in un progetto di paleontologia d’urgenza cofinanziato dall’Università di Pisa nell’ambito del bando ProArcheo 2025-2026 e sono svolte in collaborazione con il Gruppo Speleologico Lucchese CAI e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Lucca, Massa-Carrara e Pistoia.

 

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Foto di: 
Luca Pandolfi, Docente DST e Adriano Roncioni, Gruppo Speleologico Lucchese


Dati scatto: Camera: Olympus E-M1 Mark II, 17 mm; 1/40"; F3,5 ISO 800