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Conveners: Fabrizio Galadini (INGV Milano) - Paolo Boncio (Università degli Studi “G. d'Annunzio” Chieti) - Alberto Pizzi (Università degli Studi “G. d'Annunzio” Chieti) - Michele Saroli (Università degli Studi di Cassino)
Geologia del terremoto
Ogni forte evento sismico rappresenta un’occasione di crescita culturale per chi opera nella definizione delle caratteristiche sismotettoniche e sismogenetiche del territorio nazionale. Ciò è vero anche in virtù del (fortunatamente) ridotto numero di forti terremoti che hanno interessato le varie regioni italiane dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980. Questo evento, in effetti, ha rappresentato l’avvio delle ricerche moderne nel campo della geologia del terremoto. Alla crescita metodologica e all’aumento delle informazioni disponibili sulle faglie attive con le ricerche e i dibattiti degli anni novanta e dei primi anni di questo secolo, non è seguita una sperimentazione “sul campo” – legata all’occorrenza di forti terremoti – che abbia permesso di convalidare o correggere le procedure di ricerca fin qui adottate. Per spiegare le cause di terremoti di magnitudo moderata (es. 1984, Parco Nazionale d’Abruzzo; 1997 Umbria-Marche; 2002, Molise; 2004, area gardesana, ecc ...), il ruolo delle informazioni provenienti da campi di ricerca non geologici è stato forse predominante. Al terremoto aquilano del 6 aprile 2009 (Mw 6.3) sono invece legati effetti di superficie tali da garantire che il loro studio possa rappresentare l’occasione per un significativo salto conoscitivo. L’effetto dovrebbe essere un miglioramento delle pratiche geologiche volte alla caratterizzazione sismogenetica. Quanto osservato a seguito di questo terremoto permette di meditare su aspetti fondamentali quali, ad esempio, I) il rapporto tra sorgente sismogenetica ed espressione in superficie; II) le indagini necessarie per ottenere modelli affidabili di segmentazione; III) il ruolo della geomorfologia e il suo rapporto con la geologia strutturale ai fini della definizione delle faglie attive; IV) il ruolo delle mappe delle faglie attive come strumento per la caratterizzazione della pericolosità sismica, sia regionale (stime probabilistiche di scuotimento atteso), sia locale (implicazioni in termini di suscettibilità a fenomeni di fagliazione cosismica in superficie); V) l’utilità di un impiego più diffuso delle tecniche di indagine dirette ed indirette. In questo quadro, la sessione di “Geologia del terremoto” rappresenta un momento di discussione sugli aspetti sopra elencati, sia mediante contributi relativi a specifici casi di studio, sia mediante comunicazioni a prevalente contenuto metodologico o di sintesi critica.
Earthquake Geology
Every strong earthquake is an opportunity of cultural growth for scientists working on seismotectonics and seismic hazard. The modern Earthquake Geology science started and developed in Italy mostly after the 1980 Irpinia earthquake. After this event, there was a progressive improvement of the methodologies of analysis and an increasing number of data on active faults. But, up to now, the earthquake geologists had limited opportunities to validate the proposed models and to test if the adopted strategies might be applied satisfactorily to seismic hazard assessments. For several moderate magnitude earthquakes (e.g., 1984, Parco Nazionale d’Abruzzo; 1997 Umbria-Marche; 2002, Molise; 2004, Garda, etc ...), the role of data coming from non-geologic researches was probably prevailing. During the recent April 6, 2009 L’Aquila earthquake (Mw 6.3), clear co-seismic surface deformation of tectonic origin occurred. This unequivocally indicates the importance of field geology in earthquake studies. This event offers the opportunity to improve the methodologies of geological studies and to discuss a number of crucial topics, such as: I) the relationships between the deep seismogenic source and its expression at the surface; II) the analyses needed to constrain robust models of fault segmentation; III) the role of geomorphology and structural geology in defining active faults; IV) the role of maps of active faults in defining the seismic hazard, at both regional (probabilistic assessments of ground shaking) and local (implications on local hazard due to co-seismic surface faulting) scales; V) the importance of a widespread use of geophysical and geognostic investigations. The “Earthquake Geology” session is an opportunity to discuss the above-mentioned topics, by means of contributions on specific case studies, methodological works or critical reviews.


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